Giunti circa al 60/80esimo giorno dall’intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore arriva il momento che molti pazienti attendono con trepidazione dal primo giorno: il ritorno all’attività fisica.
Dopo aver concluso il percorso fisioterapico, e aver reimpostato i gesti semplici, come la camminata e la mobilità articolare, il paziente viene affidato al laureato in scienze motorie, che crea un programma personalizzato per il recupero completo della funzionalità.
La maggior parte dei soggetti che scelgono di operarsi, infatti, ha una “vita sportiva” molto attiva alla quale non vuole rinunciare. Allo stesso tempo, il terapista non deve bruciare le tappe, pregiudicando il buon lavoro svolto durante la riabilitazione, e rendere il paziente consapevole del fatto che serve ancora qualche mese di pazienza prima di riprendere al meglio.
Per questo, conviene suddividere la programmazione in mini cicli, che vengono mostrati in questi esercizi di riatletizzazione in seguito alla lesione LCA.
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Al primo incontro è bene che vengano prese le principali misure delle circonferenze di coscia e gamba, in modo da avere un’idea della differenza di massa muscolare tra una gamba e l’altra, ma soprattutto al controllo successivo va verificato se il lavoro sta procedendo nel modo corretto.
Sempre con lo stesso principio di monitoraggio, si vanno a effettuare dei test di mobilità passiva e attiva delle principali articolazioni coinvolte: caviglia, ginocchio e anca.
Infine, si devono valutare:
Questo ciclo inizia subito dopo aver effettuato i test.
Inizialmente è buona norma far eseguire al soggetto esercizi di riatletizzazione per lesione LCA a catena cinetica chiusa perché generalmente sono quelli più sicuri.
I protagonisti di questo rinforzo saranno i muscoli della coscia, i muscoli dell’anca e i muscoli della gamba.
Il quadricipite risente più di tutti del lungo stop, presentandosi con un deficit di massa e di forza rispetto al contro laterale, soprattutto se non è stata fatta ginnastica pre operatoria. Focus importante quindi su tutti i suoi 4 ventri, soprattutto sul vasto mediale, considerato un vero e proprio protettore del ginocchio.
Esercizi per il bicipite femorale
Il Bicipite Femorale: un grande errore nella riatletizzazione potrebbe essere quello di trascurare questo muscolo che gioca un ruolo importantissimo di prevenzione.
Infatti, con la sua azione muscolare “frena” lo scivolamento anteriore e fisiologico della tibia durante la flessione del ginocchio. Spesso una delle cause di una rottura del LCA è proprio uno squilibrio tra i muscoli anteriori (molto più forti) e i muscoli posteriori (più deboli).
Soprattutto nel caso in cui l’operazione venisse fatta con il tendine del muscolo “gracile e semi-tendinoso” è preferibile porre un occhio di riguardo fin dall’inizio.
Il gluteo è un muscolo importantissimo innanzitutto per la sua funzionalità di stabilizzatore del bacino e come estensore dell’ anca, inoltre svolge un ruolo fondamentale nell’equilibrio.
Nello specifico è il medio gluteo a gestire questa funzione, che diviene importantissima nello step, l’allenamento su superfici instabili.
Il polpaccio è composto da 3 muscoli, i due gemelli e il soleo, è un importante stabilizzatore dell’articolazione. Inoltre, un polpaccio con una tonicità importante permette un buon ritorno venoso e quindi un buon apporto di sangue ricco di nutrienti.
Anche durante la fase di rinforzo è possibile iniziare a introdurre degli esercizi di propriocezione, con il fine di aumentare la stabilità sia del ginocchio e sia della caviglia, soprattutto in appoggio monopodalico.
Gli attrezzi utilizzati sono
In un primo tempo non si deve avere fretta di chiedere al soggetto di eseguire uno squat monopodalico su un bosu, ma prima bisogna essere sicuri che la sua struttura muscolare sia in grado di effettuarlo.
L’ultimo step deve poter permettere al soggetto di svolgere sia una semplice partita di calcetto fra amici che tornare alla propria attività agonistica, eliminando la paura di poter avere una ricaduta.
Per farlo, il paziente deve essere preparato a saper contrastare il meccanismo di lesione, che spesso avviene nella fase di atterraggio da un salto. Risulta quindi fondamentale sia un buon lavoro nello step 2 del rinforzo muscolare, ma soprattutto aver affinato, nello step 3, la propriocezione del piede.
Questo lavoro è svolto insieme alla rapidità che, invece, può essere allenata su attrezzi come la speed ladder, effettuando varie andature fra appoggi rapidi (frontali e laterali) e saltelli.
NOTA BENE
Sono stati lasciati alla fine la mobilità articolare e lo stretching perché non vanno inseriti in uno step preciso, ma in ogni seduta di allenamento!
Il miglioramento è molto graduale: si parte da esercizi di mobilità passivi e attivi soprattutto riguardanti la catena muscolare posteriore e la mobilità dell’anca, oltre che ovviamente la mobilità del ginocchio.
Può essere d’aiuto l’utilizzo del foam roller affinché rilassi e riordini a livello fasciale la muscolatura che sarà molto rigida durante la riatletizzazione.
Tutti gli esercizi di riatletizzazione in seguito a lesione LCA vanno sempre effettuati con cautela e sotto la supervisione di personale altamente specializzato.
Testo di Claudio Paolacci