Ci sono diverse cure per il diabete, in base soprattutto al fatto che si tratti del primo o del secondo tipo. Esiste però una cura, che non è un farmaco e di cui parlano i maggiori esperti e i medici: si tratta dell’esercizio fisico.
Anche nel diabete di tipo 1, però, l’attività fisica può essere considerata un ottimo all’alleato dell’insulina. Quest’ultima sembra essere più efficiente se accostata ad allenamenti regolari.
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Il diabete è una malattia cronica, caratterizzata da un’alta concentrazione di glucosio (zucchero) nel sangue. Dopo i pasti principali (colazione, pranzo e cena), è normale che i livelli di zucchero nel circolo ematico aumentino; non è però fisiologico che rimangano elevati dopo alcune ore dal pasto. Infatti, il corpo umano dispone di ‘messaggeri’, che comunicano alle cellule l’elevato tasso di glucosio e spingono le stesse a captarne al loro interno la quantità adeguata per svolgere le loro funzioni. Questi ‘messaggeri’ sono gli ormoni. Dopo i pasti, infatti, il pancreas secreta l’ormone insulina. L’insulina viene poi mandata in circolo e si lega a determinati recettori, che si trovano sulla superficie di alcune cellule. Queste cellule captano al loro interno la quantità di zuccheri indispensabile alle loro operazioni, andando così a ristabilire livelli normali di glucosio. Il corpo umano può essere considerato come una sorta di macchina perfetta, ma talvolta, è possibile che si inceppi. Così avviene con il diabete. Esistono, principalmente, due tipi di diabete:
Se il diabete non viene diagnosticato in tempo o non viene curato nel modo migliore, il rischio di complicazioni è altissimo. Molti sono i distretti del corpo umano che possono venire danneggiati dal diabete. Ad esempio:
Queste sono solo le principali e più pericolose complicanze a cui può portare il diabete. Le ultime ricerche parlano di pandemia: in una società, come quella moderna, sempre più sedentaria e in sovrappeso, sembra infatti che la malattia del diabete sia in continua crescita. Di conseguenza, è quanto mai urgente provvedere subito al cambiamento dello stile di vita.
Svolgere attività fisica non significa solo muoversi liberamente, ma rispettare precisi livelli di intensità, durata e frequenza. Tenendo conto del condizionamento dei diversi soggetti e della loro età, gli studi indicano che, per avere dei benefici riscontrabili anche nelle analisi, gli allenamenti devono avere una durata minima di 30 minuti fino a un massimo di 60 minuti e oltre. Per quanto riguarda la frequenza, si consigliano 3 o 4 sedute settimanali. Dalle ultime ricerche è emerso anche che l’intensità di lavoro determina i maggiori cambiamenti. Infatti, si parla sempre più di allenamenti intervallati ad alta intensità come i migliori a tenere basi i livelli di glicemia. Fino a pochi anni fa, al diabetico veniva consigliata solo l’attività aerobica come: camminare, correre, nuotare o andare in bicicletta. Invece, ora si sa che anche l’attività anaerobica, quella contro resistenza, è fondamentale per il diabetico. Se il paziente è affetto da diabete di tipo 1 ed è insulino- dipendente, basta mantenere alcune accortezze come:
Non vi è più nessuna controindicazione neanche all’attività agonistica. Lo sportivo, però, deve divenire esperto del proprio corpo e consapevole della malattia. In ogni caso, è sempre meglio affidarsi ad un preparatore, che sia specialista delle malattie metaboliche. Inoltre, seguire una rigorosa dieta aiuta sicuramente a gestire la cura e l’allenamento. Per i diabetici di tipo 2, mantenere un regime alimentare aiuta non solo a combattere il diabete, ma a controllare il peso ed evitare l’insorgere di altre malattie.
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