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Il mal di schiena è il disturbo muscolo scheletrico più diffuso nella popolazione (si stima all’incirca un 80%) e spesso presenta delle recidive nel corso della vita. Si presenta con sintomatologia dolorosa su una o più zone della colonna vertebrale e talvolta può irradiarsi agli arti superiori o agli arti inferiori a seconda del tratto colpito. Il sonno spesso può essere disturbato e interrotto dal dolore, mettendo a rischio la qualità di vita del soggetto.
Il mal di schiena è più frequente nelle donne (rapporto di 2:1) e la frequenza degli episodi di blocco aumenta con l’avanzare dell’età, con un picco tra i 65 e gli 84 anni.
La colonna vertebrale, chiamata anche “rachide”, è una struttura ossea complessa che sostiene il tronco e il capo mentre protegge il midollo spinale, racchiuso al suo interno. La colonna vertebrale risulta essere composta da 33 vertebre che si articolano tra loro formando delle vere e proprie articolazioni intervertebrali. L’intera struttura della colonna è ricoperta da numerosi muscoli intrinseci ed estrinseci che le conferiscono due caratteristiche fondamentali: la mobilità e la stabilità, fornendo, grazie alle sue curve, il giusto sostegno al corpo sia in statica che in dinamica.
La colonna vertebrale anatomicamente si divide in rachide:
Ogni segmento vertebrale è composto da diverse vertebre separate, a eccezione di C0-C1, da un disco cartilagineo con dentro un nucleo polposo dentro, con la funzione di assorbire e ridistribuire in modo omogeneo le forze peso e i traumi meccanici che la colonna subisce in diverse situazioni. I dischi del tratto lombare, come già accennato, sono quelli più soggetti alla pressione della forza peso. Tutti i dischi intervertebrali, in particolare quelli a livello cervicale e a livello lombare, possono andare nel tempo incontro a fissurazione con conseguente formazione di un’ernia discale.
Il rachide vertebrale presenta delle curvature sul piano sagittale che risultano essere fisiologiche quando presentano un certo grado di convessità e, di conseguenza, patologiche, quando questi valori aumentano eccessivamente (come nel caso dell’iperlordosi) o diminuiscono portando a una verticalizzazione di quel tratto specifico compromettendo l’elasticità e dunque la resistenza dell’intera colonna.
Le cifosi vengono definite curve primarie, perché sono le prime che si formano (sono presenti già nella vita intrauterina), le lordosi vengono definite invece curve secondarie perché si formano soltanto successivamente durante lo sviluppo del bambino: nello specifico, la lordosi cervicale è la prima che si forma, quando il bambino inizia a controllare il capo sul tronco. La lordosi lombare si forma invece più in là, quando il bambino inizia ad assumere la stazione eretta e inizia a camminare.
Normalmente il passaggio da una curva all’altra è graduale, mentre nell’articolazione lombosacrale (tra la quinta vertebra lombare e la prima vertebra sacrale) il passaggio è brusco e va a formare una sporgenza chiamata promontorio.
Nella colonna vertebrale esiste anche la possibilità di formazione di curve che si instaurano non più su un piano sagittale ma su un piano frontale, dando vita così alle scoliosi. Questo quadro clinico deve essere assolutamente seguito da un punto di vista medico e riabilitativo, soprattutto nei ragazzi durante la fase dello sviluppo poiché può peggiorare rapidamente e portare a diversi problemi non solo a livello posturale.
Le patologie della colonna più comuni sono:
Tutte le patologie della colonna sopracitate possono dare il così detto “mal di schiena” che può presentarsi su tutta la colonna o su singoli tratti, mono o bilateralmente, a seconda della patologia. Il dolore notturno è generalmente riferibile a un dolore di tipo infiammatorio, mentre il dolore sotto carico, quando il soggetto sta in piedi per tanto tempo o cammina molto è più tipico del dolore meccanico e si ha spesso nei casi di artrosi grave e/o di stenosi del canale vertebrale. Nel caso delle fratture vertebrali, che ricordiamo devono essere individuate e trattate tempestivamente, il dolore aumenta notevolmente sotto carico ma può essere presente anche la notte. Le indagini strumentali da effettuare in prima battuta, oltre alla visita specialistica, sono normalmente la radiografia che va a escludere fratture di qualsiasi natura e mostra eventuali quadri artrosici e la risonanza magnetica che va ad analizzare i dischi intervertebrali e l’eventuale presenza di ernia discale.
I fattori di rischio per il mal di schiena sono molteplici, ma i più rilevanti e comuni sono:
Tra le cause del mal di schiena si ricordano:
Il trattamento del mal di schiena è generalmente conservativo, con il riposo in una primissima fase e la riabilitazione, che deve iniziare appena possibile, volta a velocizzare i tempi di recupero e migliorare la sintomatologia dolorosa del paziente.
Ovviamente, se ci troviamo davanti a delle fratture vertebrale, come avviene ad esempio nei casi di severa osteoporosi, il tempo in cui il soggetto dovrà stare fermo aumenterà e sarà consigliato anche l’utilizzo di un bustino per sostenere la muscolatura della colonna.
Se la situazione clinica appare severa e il dolore, ad esempio causato da un’ernia, peggiora nel tempo fino a dare importanti sintomi neurologici e limitazioni nella vita quotidiana del soggetto, si potrà valutare insieme a un neurochirurgo l’opzione chirurgica che meglio potrà risolvere la sintomatologia.
Si ricorda però che sia nel trattamento conservativo che dopo qualsiasi intervento chirurgico alla colonna è necessario effettuare un percorso fisioterapico volto a migliorare non solo il dolore, ma anche la mobilità del paziente e prevenire le recidive che in questo tipo di patologia sono piuttosto frequenti.
La rieducazione posturale risulta fondamentale nella fase di mantenimento, dove il dolore è diminuito, e il paziente può lavorare sull’allungamento e il rinforzo delle catene muscolari. Nella fase acuta di predilige invece la terapia manuale, l’utilizzo di terapie fisiche antinfiammatorie come il laser ad alta potenza e la tecar, nonché l’applicazione del taping kinesiologico per scaricare la tensione muscolare della colonna.
Utile dove possibile, soprattutto quando il dolore è acuto, effettuare l’idrokinesiterapia per mantenere la giusta mobilità e rinforzare la muscolatura fuori carico e senza particolari rischi per la colonna.
Quando il dolore è del tutto passato e la condizione clinica si è stabilizzata, è importante per il paziente trovare un’attività fisica idonea per lui, meglio se seguita da un personal trainer esperto che saprà indicare e supervisionare gli esercizi specifici volti a rinforzare e riarmonizzare tutto il corpo.
Nella fase infiammatoria (acuta) di qualsiasi tipo di mal di schiena, riuscire a dormire la notte può essere una vera e propria impresa! La posizione migliore per dormire quando si ha mal di schiena è quella supina (pancia su) con uno o due cuscini sotto le ginocchia per scaricare così il peso che arriva sulla colonna lombare attraverso la conseguente flessione delle anche. Un’altra posizione ottima per trovare sollievo dal dolore notturno è il decubito laterale, ovvero posizionarsi sul fianco dove si è più comodi e mettere un cuscino tra le ginocchia leggermente flesse. La posizione prona (pancia giù) è sconsigliata in quanto va a creare una maggiore compressione sulla parte posteriore delle vertebre; tuttavia, si può ovviare a questo problema posizionando un cuscino, anche piccolo, sotto la pancia appena sopra il pube, che va ad alleggerire la compressione posteriore delordosizzando la colonna lombare.
Testo di Alessandra Del Vecchio
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