Quando parliamo di sindrome dello stretto toracico non ci riferiamo a una vera e propria patologia muscolo-scheletrica, ma a un gruppo di sintomi e di segni che si manifestano in seguito alla compressione di vasi e/o nervi, nella zona alta del nostro torace.
Nello specifico la regione interessata è quella dello stretto toracico, da cui la sindrome prende il nome. Si tratta del restringimento fisiologico dello spazio che si forma tra:
La conformazione e l’interazione tra queste strutture crea un vero e proprio restringimento, che funge anche da passaggio per:
Queste strutture sono responsabili della vascolarizzazione e dell’innervazione, motoria e sensitiva, dei nostri arti superiori.
Per questo, un restringimento di questo passaggio, come avviene nella sindrome dello stretto toracico, può manifestarsi con segni e sintomi variabili.
Le cause della sindrome dello stretto toracico, detta anche degli scaleni, sono molteplici e spesso si sommano tra loro. Alcune sono dipendenti da fattori interni al nostro corpo, altre da fattori esterni.
Le cause più comuni sono:
Traumi diretti: il colpo di frusta è una delle cause che più frequentemente provocano la sindrome dello stretto toracico, nello specifico nella forma che comprime il passaggio nervoso.
È facilmente intuibile che la manifestazione sintomatica della sindrome varia in base alla forma, e quindi, alle strutture compresse.
I sintomi sono localizzati nel lato coinvolto dalla compressione dello stretto, se la compressione è nel lato destro i sintomi coinvolgeranno il braccio destro.
La sintomatologia comprende tutte quelle conseguenze legate a una compressione vascolare, come:
In questo caso la manifestazione della sindrome dello stretto toracico sarà completamente diversa. È legata alla compressione del plesso brachiale e il paziente solitamente riferisce:
È molto importante rivolgersi a uno specialista già alla comparsa dei primi sintomi. Il mancato trattamento della sindrome degli scaleni porta con sé una serie di complicanze, come danni delle terminazioni coinvolte o predisposizione alla creazione di piccoli coaguli.
È fondamentale, quindi, avere una diagnosi e iniziare ad agire per tornare a stare bene e limitare i danni.
La diagnosi di sindrome dello stretto toracico è molto complessa, proprio per la varietà delle forme e dei sintomi. Il primo passo è un accurato esame obiettivo, in cui il medico ricerca segni clinici visibili e ascolta la sintomatologia del paziente.
Il test diagnostico utilizzato è il “Test di provocazione”, in cui lo specialista riproduce quelle condizioni, tramite movimenti di braccio e collo, in cui peggiora la compressione dello stretto, qualora presente. Se i sintomi aumentano il test è considerato positivo.
In un secondo momento, la diagnosi può proseguire con indagini strumentali:
I sintomi della sindrome dello stretto toracico sono spiacevoli e, a volte, invalidanti. Per questo è fondamentale iniziare tempestivamente il trattamento. Questo avrà come obiettivo la risoluzione della causa del problema e per questo varia da paziente a paziente.
Lo specialista prescriverà la terapia più adatta e sceglierà se percorrere la strada conservativa o, più raramente, quella chirurgica.
Il trattamento conservativo prevede un percorso di fisioterapia in cui il terapista cercherà di ripristinare i normali spazi del passaggio dello stretto toracico, attraverso:
L’intervento chirurgico è, quasi sempre, scelto dopo il fallimento del trattamento conservativo o nei casi più gravi.
La chirurgia prevede la decompressione dello stretto toracico e un periodo più o meno lungo di recupero.
In ogni caso rimane fondamentale conservare il risultato con sane abitudini e percorsi riabilitativi di mantenimento.
Testo di Elisa Piccioni
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